martedì 29 maggio 2012
OCCHI NEGLI OCCHI
Occhi di ragazza quanti cieli quanti mari che mi aspettano, occhi di ragazza se li guardo vedo i sogni che farò ...
L'ho sentita oggi all'Iper.
E' una delle canzoni con il prefisso legato ai ricordi, roba di un secolo fa.
La canzone parla di un contatto che si stabilisce senza parole
Ma anche di come gli occhi siano spesso più sinceri di tutte le parole che usiamo per definirci.
Le parole servono per compiacersi, con gli occhi è più difficile mentire.
Lo sguardo può essere un gesto carico di poesia, quando ci ricordiamo a di tutto il magico che ci circonda.
Quando ci stacchiamo dalla razionalità per affidarci al mare inquieto delle nostre emozioni.
Non parlo solo degli sguardi d'amore.
A scuola una mamma mi raccontava di come sua figlia, da neonata, poteva rimanere occhi negli occhi, incantata in silenzio, per un tempo che appariva lunghissimo, un minuto, anche più.
Sguardi reciproci e prolungati nell'età adulta sono rari.
Se due adulti si guardano negli occhi senza parlare per più di cinque secondi è spesso il preludio di una litigio o della nascita di un nuovo amore.
Nel ballo guardarsi è importante, i balli di coppia sono per definzione di contatto ma in un'accezione ampia che valica il solo contatto fisico.
Quell'invisibile filo che ci lega mentre balliamo si dovrebbe mantenere anche quando ci si è staccati dall'abbraccio e si prosegue in assolo.
Per non disperdere un'energia.
Se solo si riuscisse a vincere l'inevitabile imbarazzo, se solo sfruttassimo meglio quegli attimi che stiamo vivendo per dire a chi balla con noi "non sei invisibile"!
E' meraviglioso scoprire invece, quasi per caso di aver conquistato un piccolo spazio tra i pensieri, nella memoria di un altro, attraverso un gesto che a volte fa paura, costringe a fermarsi, a rivelarsi.
Ma è attraverso gli sguardi teneri, quelli rubati, lenti, quelli che frugano fino nell'anima, quelli che pescano emozioni dimenticate che ci innamoriamo.
Anche tenendo tra le mani il muso di un cane rimaniamo ammutoliti per il brivido che da uno sguardo ci arriva fino al cuore.
Anche lo sguardo che rivolgiamo al cielo notturno al rientro dai nostri locali che è immutabile come tanti anni fa, ai tempi di quella vecchia canzone, raffrontato alla vita, proiezioni di bisogno di amore.
Proiezioni di noi.
giovedì 24 maggio 2012
L'UNICA COSA CHE CONTA
Non ho mai imparato a nuotare bene.
Fin dai primi bagni mi sono sentito dire da mia madre e da quanti tenevano per la mia vita che l’acqua è traditrice e che meglio era restarne alla larga, si trattasse anche della piscina comunale.
Men che meno ci si poteva avvicinare al Martesana, che pure avrebbe dovuto ispirare una certa familiarità dal momento che, cingendo il tracciato dell’antica fossa difensiva, abbraccia per intero il mio paese.
Il Naviglio, lambendo i vecchi approdi e i lavatoi, memoria di antiche fatiche ora deserti e coperti di erbacce, costeggia la provinciale, curva lento in prossimità della Chiesa e poi sfila placido verso la campagna, incurante delle nostre fobie annegatorie da almeno qualche secolo.
Io nonostante i divieti infantili ho eletto queste acque scure a luogo dell’anima e questi scenari sono ingredienti fissi nella mia personale formula per la ricrescita della serenità.
C’è un che di rassicurante nella consuetudine dei percorsi sulle alzaie e l’ansimare da corse a piedi e delle ruote che girano mi offrono gratis la sensazione di avere un cuore - cazzo se batte - che fa da colonna sonora a queste cartoline quotidiane che mi invio da solo e che mi fanno stare bene.
L’idea dell’immutabile e dei posti già visti dagli avi dei quali quasi percepisci l’antico timore di finirvi dentro, complice il troppo vino e l’assenza di parapetti davanti alle osterie fumose e in strada zero illuminazione, in notti di nebbie pesanti, ora scomparse.
Oggi per fortuna c’è il sole e nonostante le piogge monsoniche dei giorni scorsi, è periodo di magra e il filo di corrente non arriverebbe a bagnarmi il costume se per qualche strana ragione decidessi di guadarlo.
Colpo di pedali ed espansioni di profumo di gelsomino e di robinie a far da contorno ai pensieri che nascono in silenzio ma la mia regola per l’estate è seguire le percezioni nascoste più che presumere di poter risolvere i problemi con la razionalità.
C’è una luce nuova che ci aspetta.
Nella prospettiva del canale si apre una finestra di cielo che ci indica le persone che diventeremo nel perenne mutare del nostro vivere
Fare pace con se stessi è anche non darsi sempre ragione e sentire di più l’emozione dell’altro.
Io lo sento con il ballo, che quando cambi modo di pensare cambi anche modo di ballare e sei meno preso dal voler i riflettori puntati su di te e se strappi un sorriso è anche quello un successo.
Da giovane, come tutti gli insicuri ero molto competitivo.
Preso dall’ansia di assomigliare ad un modello che mi dicevano vincente. C’era stress e frasi troppo gonfie di me.
Ora è bello pensare di dare tutto e lasciare qualcosa di buono di me che vada oltre la traiettoria seducente di un passo di ballo.
Affianco un’amica che pedala davanti a me.
La memoria è una giostra che gira lenta e ti mostra lo stesso cavallo che cavalcavi da bambino.
Mi parla e ciao ma dai ,anche tu e la prova costume e cose così.
Poi le parole scivolano lente lungo le sponde del Naviglio e noto gli occhi pieni di un passato in cui ha consegnato le chiavi dell’anima a qualcuno in cui credeva.
Il suo darsi senza paura di cadere che lotta con l’inevitabile paura di farsi male.
E poi infatti non c’è il lieto fine ma non cade nella solita trappola di pensare che quello che non è accaduto era il nostro destino.
“Ho imparato a voler bene senza chiedere niente in cambio. Se mi vorrà bene tornerà, altrimenti lo amerò comunque, silenziosamente, dentro di me”.
Un saluto e io che scalo il rapporto e sorpasso e vieni a trovarmi, poi mi giro e nel suo viso già controvento una bella frase che apre il cuore: “ Innamorati di quante più cose puoi. E’ l’unica cosa che conta”.
giovedì 17 maggio 2012
AZZURRO CIELO
Ieri era è stato uno di quei giorni esageratamente azzurri, roba che a Milano se ne vedono pochi, con un vento inatteso che piegava le fronde degli alberi.
Aria fredda, di montagna, ma non abbastanza impetuosa dal farmi desistere dal fare il solito giro.
Sono proiezioni d'entusiasmo tardo adolescenziale quelle che si risvegliano al pensiero della bici liberata dalla prigionia del garage e della mia faccia che sfida eroicamente il vento.
Sentirsi pronto a volare sulle ali dell'immaginazione che si riveglia nel silenzio- questa è una figata - nella beata solitudine dello scivolare lungo l'alzaia, seguita dal pensiero del ritorno a casa, fradicio e indolenzito ma pervaso dalla pace degli affaticati.
Niente pause, se non qualche istante per guardare le papere, con un piede al pedale ed uno al montante di un cartellone pubblicitario davanti al naviglio.
Ci sono scorci della Martesana che emanano poesia, o forse è il mio cuore ben disposto a scovare la bellezza che si nasconde tra le sponde e le erbacce.
I pensieri rallentano e sei felice senza saperlo quando le cose le guardi da dentro e ti sembrano più belle, perchè sono allegate al tuo personale catalogo di ricordi,corredato da odori ed umori familiari.
Felicità è desiderare quello che si ha.
Con l'umore tendente al rialzo, tra una pedalata e l'altra vedi le cose da un'altra prospettiva e, se è la giornata giusta, ti puoi sentire pervaso da una strana forma di comprensione per il genere umano tutto, anche per chi magari non lo merita.
Nella natura io trovo la mia forma di religiosità personale, il bisogno di metafisico che si sveglia con il sole, anche se su questa cosa devo ragionarci su ancora un po' prima di avere un'idea precisa in proposito.
Tutte queste riflessioni serene mi portano per par condicio a considerare anche versanti meno idilliaci.
A scuola e nei locali vedo spesso occhi confusi, di gente protesa nella speranza di scenari migliori, in fondo lottiamo tutti per una cavolo di serenità che ci aspettiamo bussi alla porta all'alba di un mattino più luminoso degli altri.
Io faccio un lavoro che genera il pregiudizio, il ballerino vuoto, superficiale: si può capire perchè in fondo lavoro quando la gente si diverte.
Quando ero più giovane ci penavo un po' con 'sta storia , adesso penso che ok, è il prezzo giusto e coltivo di più la percezione che ho di me piuttosto che preoccuparmi del riflesso della mia immagine più esteriore.
Forse è per questo che da un po' sono più incline ad ascoltare un silenzio piuttosto che condividere la risata facile.
L'altra sera ne parlavamo all'Area e io vedevo questa persona che sembrava triste e allora un lui vicino diceva per me è depressa ma io boh, non lo so. Credo che a volte la malinconia sia anche sinonimo di profondità d'animo, di uno spirito più alto che prova disagio per il bieco vedere di tutti i giorni, un tentativo di dire al mondo "Ti vorrei più simile a me, cazzo"
Provare ad ascoltarsi di più. Questo è l'ultimo proposito che ho formulato prima di lanciarmi giuuuuuuuuù dalla discesa provando sensazioni aeronautiche.
Il sole si è fatto arancione, dietro la fila degli alberi vedo casa.
Aria fredda, di montagna, ma non abbastanza impetuosa dal farmi desistere dal fare il solito giro.
Sono proiezioni d'entusiasmo tardo adolescenziale quelle che si risvegliano al pensiero della bici liberata dalla prigionia del garage e della mia faccia che sfida eroicamente il vento.
Sentirsi pronto a volare sulle ali dell'immaginazione che si riveglia nel silenzio- questa è una figata - nella beata solitudine dello scivolare lungo l'alzaia, seguita dal pensiero del ritorno a casa, fradicio e indolenzito ma pervaso dalla pace degli affaticati.
Niente pause, se non qualche istante per guardare le papere, con un piede al pedale ed uno al montante di un cartellone pubblicitario davanti al naviglio.
Ci sono scorci della Martesana che emanano poesia, o forse è il mio cuore ben disposto a scovare la bellezza che si nasconde tra le sponde e le erbacce.
I pensieri rallentano e sei felice senza saperlo quando le cose le guardi da dentro e ti sembrano più belle, perchè sono allegate al tuo personale catalogo di ricordi,corredato da odori ed umori familiari.
Felicità è desiderare quello che si ha.
Con l'umore tendente al rialzo, tra una pedalata e l'altra vedi le cose da un'altra prospettiva e, se è la giornata giusta, ti puoi sentire pervaso da una strana forma di comprensione per il genere umano tutto, anche per chi magari non lo merita.
Nella natura io trovo la mia forma di religiosità personale, il bisogno di metafisico che si sveglia con il sole, anche se su questa cosa devo ragionarci su ancora un po' prima di avere un'idea precisa in proposito.
Tutte queste riflessioni serene mi portano per par condicio a considerare anche versanti meno idilliaci.
A scuola e nei locali vedo spesso occhi confusi, di gente protesa nella speranza di scenari migliori, in fondo lottiamo tutti per una cavolo di serenità che ci aspettiamo bussi alla porta all'alba di un mattino più luminoso degli altri.
Io faccio un lavoro che genera il pregiudizio, il ballerino vuoto, superficiale: si può capire perchè in fondo lavoro quando la gente si diverte.
Quando ero più giovane ci penavo un po' con 'sta storia , adesso penso che ok, è il prezzo giusto e coltivo di più la percezione che ho di me piuttosto che preoccuparmi del riflesso della mia immagine più esteriore.
Forse è per questo che da un po' sono più incline ad ascoltare un silenzio piuttosto che condividere la risata facile.
L'altra sera ne parlavamo all'Area e io vedevo questa persona che sembrava triste e allora un lui vicino diceva per me è depressa ma io boh, non lo so. Credo che a volte la malinconia sia anche sinonimo di profondità d'animo, di uno spirito più alto che prova disagio per il bieco vedere di tutti i giorni, un tentativo di dire al mondo "Ti vorrei più simile a me, cazzo"
Provare ad ascoltarsi di più. Questo è l'ultimo proposito che ho formulato prima di lanciarmi giuuuuuuuuù dalla discesa provando sensazioni aeronautiche.
Il sole si è fatto arancione, dietro la fila degli alberi vedo casa.
domenica 13 maggio 2012
TRE MENO VENTI
La notizia è che è arrivata l'estate, anzi no, perchè questa mattina c'è vento e la tv dice che ci sono solo 15°. Però ieri era bello e abbiamo ballato fuori, si stava bene e a un certo punto ho anche detto che mancava solo la spiaggia a pochi metri dalla pista, qualche palma e poi sarebbe stato davvero tutto perfetto.
Il caldo risveglia dal letargo emozionale e si comincia a sentirsi sintonizzati sul canale della vita che trasmette a colori, ci si sente più disponibili a mettere sul tavolo un'emotività da scambiare, più inclini a riprovarci un'altra volta insomma.
Ieri ho contato i balli e al numero 19 mi sono seduto a guardare le coppie.
In questi casi c'è sempre qualcuno che si avvicina perchè gli sembra strano che io stia lì seduto assorto da solo e allora ma cosa c'è sei arrabbiato? no no e faccio il sorrisino perchè per me è la pausa per le mie riflessioni.
Non vado al bar e faccio la ricreazione in classe come alle elementari.
Abbiamo tutti bisogno dell'uscita secondaria dove coltivare un nostro immaginario che disegni una reltà più bella, realizzare mentalmente uno scenario perfetto per diluire il cinismo del mondo
Non è che così perdi il tuo pragmatismo o vivi sospeso. Al contrario, credo aiuti a vedere le cose con più serenità.
Sono trailer di pensieri belli, positivi che fanno stare bene.
Il massimo è quando incontri qualcuno che capisce quello che pensi e allora puoi provare ad aprirti.
I pettegolezzi invece mi annoiano, quando uno inizia la frase con guarda a me non piace parlare male degli altri vuol dire che sta per farlo.
Quando ho chiesto l'ora dalla consolle mi han fatto segno con le dita le tre meno venti.
C'è stato spazio ancora per Guaguancò, roba che Aly aveva riservato per il finale.
Bella musica, proprio da ballare, la Salsa vecchia ha un'anima, le orchestre eran fatte di gente vera fatta di muscoli, anima e sangue che suonava con strumenti veri, sudava, godeva e bestemmiava.
Quando la ascolti senti gli stacchi, le pause seguite da accellerazioni anche irregolari e accenti forti, discese e risalite e allora tendi all'improvvisazione, di sicuro stimola la creatività, spinge a dire più cose.
Ho pensato di alzarmi per un ultimo giro di ballo ma ero già in riserva e non ne avevo più, dodici ore di fila con le Paul ai piedi.
La scena successiva sono io che esco dal locale accompagnato dagli ultimi pensieri che si sormontano l'uno all'altro ed è bello guardarli senza giudicarli che chissà da qualche sottofondo dell'anima arrivano ...
... alle medie mia mamma si è accorta che ero innamorato di una mia compagna perchè mi facevo lo shampo due volte al giorno, poi i riti pagani delle gare del deporre l'orsacchiotto davanti alla pista dove avremmo disputato gli italiani, la mia maestra argentina che io e lei siamo vicinissimi e sente il mio imbarazzo nel tango,così intimo e lei che dice non guardarmi negli occhi, se è troppo forte guardami la bocca e poi le metafore sul ballo, sulla vita e sull'amore e lei che prima di uscire da scuola dice ridendo- ma si vede che un po' ci crede- se un uomo ti dice ti amo da vestito vale di più.
Il caldo risveglia dal letargo emozionale e si comincia a sentirsi sintonizzati sul canale della vita che trasmette a colori, ci si sente più disponibili a mettere sul tavolo un'emotività da scambiare, più inclini a riprovarci un'altra volta insomma.
Ieri ho contato i balli e al numero 19 mi sono seduto a guardare le coppie.
In questi casi c'è sempre qualcuno che si avvicina perchè gli sembra strano che io stia lì seduto assorto da solo e allora ma cosa c'è sei arrabbiato? no no e faccio il sorrisino perchè per me è la pausa per le mie riflessioni.
Non vado al bar e faccio la ricreazione in classe come alle elementari.
Abbiamo tutti bisogno dell'uscita secondaria dove coltivare un nostro immaginario che disegni una reltà più bella, realizzare mentalmente uno scenario perfetto per diluire il cinismo del mondo
Non è che così perdi il tuo pragmatismo o vivi sospeso. Al contrario, credo aiuti a vedere le cose con più serenità.
Sono trailer di pensieri belli, positivi che fanno stare bene.
Il massimo è quando incontri qualcuno che capisce quello che pensi e allora puoi provare ad aprirti.
I pettegolezzi invece mi annoiano, quando uno inizia la frase con guarda a me non piace parlare male degli altri vuol dire che sta per farlo.
Quando ho chiesto l'ora dalla consolle mi han fatto segno con le dita le tre meno venti.
C'è stato spazio ancora per Guaguancò, roba che Aly aveva riservato per il finale.
Bella musica, proprio da ballare, la Salsa vecchia ha un'anima, le orchestre eran fatte di gente vera fatta di muscoli, anima e sangue che suonava con strumenti veri, sudava, godeva e bestemmiava.
Quando la ascolti senti gli stacchi, le pause seguite da accellerazioni anche irregolari e accenti forti, discese e risalite e allora tendi all'improvvisazione, di sicuro stimola la creatività, spinge a dire più cose.
Ho pensato di alzarmi per un ultimo giro di ballo ma ero già in riserva e non ne avevo più, dodici ore di fila con le Paul ai piedi.
La scena successiva sono io che esco dal locale accompagnato dagli ultimi pensieri che si sormontano l'uno all'altro ed è bello guardarli senza giudicarli che chissà da qualche sottofondo dell'anima arrivano ...
... alle medie mia mamma si è accorta che ero innamorato di una mia compagna perchè mi facevo lo shampo due volte al giorno, poi i riti pagani delle gare del deporre l'orsacchiotto davanti alla pista dove avremmo disputato gli italiani, la mia maestra argentina che io e lei siamo vicinissimi e sente il mio imbarazzo nel tango,così intimo e lei che dice non guardarmi negli occhi, se è troppo forte guardami la bocca e poi le metafore sul ballo, sulla vita e sull'amore e lei che prima di uscire da scuola dice ridendo- ma si vede che un po' ci crede- se un uomo ti dice ti amo da vestito vale di più.
mercoledì 9 maggio 2012
Via Celestino IV
“ Un anno di aspettativa? Vuoi un anno di aspettativa?” il responsabile del personale mi guarda da dietro la scrivania, sforzandosi di apparire tranquillo ma si vede che la richiesta lo indispone, già è una giornata che è partita storta e ora anche l’insolenza di uno sbarbato che non si rende conto che è un privilegio lavorare per il Comune di Milano.
Per la verità non ha nessuno dei leggendari scatti d’ira che gli attribuiscono ma interpreta fino in fondo la sua parte di uomo deciso, senza esitazioni, di quello che sa sempre cosa fare in ogni situazione, lui in fondo applica solo le regole, deve essere un po’cinico, se no dove andiamo a finire?
Io rimango in piedi e dalla mia prospettiva vedo un burocrate grigio, piegato sulle carte, un uomo sudaticcio che si da sempre ragione, il post it repellente che mi ricorda una volta di più cosa non voglio diventare.
Faccio per argomentare ma lui si alza in piedi - ora gli noto gli occhi grigi - non aspetta la risposta, sentenzia, estrae la Colt e tira il grilletto: “ No. O dentro o fuori ”
E lo dice come se conoscesse già l’epilogo, la mia resa, d’altra parte chi lascia la sicurezza di un lavoro parastatale a Palazzo di Giustizia?
Attende in piedi scorrere i titoli di coda di un film già visto, col Il mio io più giovane che volta la schiena e “ Va bene, grazie lo stesso …” e poi la porta dell'ufficio che mestamente si chiude alle mie spalle e lui che si lascia andare sullo schienale della poltrona sbuffando e guarda il soffitto soddisfatto per l’efficienza dimostrata, il suo contributo a far girare la macchina comunale.
E invece è in un attimo si materializza l'imprevisto - per lui - e l’istante che cambia la vita - la mia - l’impeto non preventivato e neppure immaginato, la reazione misteriosa, quasi indipendente alla mia volontà, la ribellione che da inizio a una rivoluzione personale.
“ Ok. Fuori. Mi licenzio”.
La genesi del mio campare di ballo inizia così, con il tragitto Celestino IV – MM Duomo, un Lunedì mattino che ricordo più azzurro degli altri, senza prendere il tram e poi sensazioni di gambe, di cuore, overdose di libertà e di mille altre cose che non riesco a dire.
Se non avessi paura di apparire retorico direi che a me la vita l’ha salvata un ballo.
Il sogno di indipendenza da qualsiasi forma di appartenenza lavorativa si è realizzato in queste decadi tormentate chiedendo in cambio ogni forma di rassicurante busta paga, la totale precarietà che si materializza in forma d'ansia ad ogni stagione, quando nessuno ti garantisce il perpetuarsi del consenso.
Questo è il mio alibi per giustificare ai volti che mi sono più vicini le mie mancanze,l'applicazione compulsiva per tutto ciò che orbita nel firmamento della danza, quel pensare maniacale e continuo a tecniche, figure nuove e stili da affinare, il mio sacrificio sull'altare del dio ballo.
C'è la riconoscenza per tutto ciò che gli devo e non scordo mai anche se volte è rancore per quello che mi è stato tolto, una famiglia e due nomi sul citofono, c'entra anche la percezione del tempo che passa e che non ritornerà e una fisicità che, inutile negarlo, qui conta di più.
Poi c'è altro, quello che rappresenta per me e che più vado avanti più sento il bisogno di definire, ci sta il bisogno di dare un senso a una scelta o solo più dignità a un lavoro che da nessuno è definito come lavoro.
Non faccio promesse: il ballo non è sempre un sogno, a volte è sgradevole come una situazione imbarazzante, altre volte è magia che non ti spieghi e c'entra con l'"afinidad" cioè quella compenetrazione non comune che qualcuno può avvicinare al sesso, non tanto nei gesti però, quanto nella conoscenza dell’altro, nella parità, nel godimento: in pochi minuti rapinosi una possibilità di intesa, una comune porzione di felicità.
E’ ciò che io, te, sentiamo in modo diverso ballerina sconosciuta, però comunque ci accomuna; perché nasce dall’anima, non dalla mente; perché il verbo ballare si coniuga in noi.
Noi che siamo tenerezza, sorrisi, frustrazione, gelosia ma anche malinconia, gioia; insieme però singoli, insomma umani.
La vita scorre e faccio i conti con gli inevitabili rimpianti, tra i motivi d'orgoglio quel no così poco abituale, la camminata in via Torino che diventa corsa e faccia contro vento e la luce sul Duomo e volo di piccioni, prima di sparire nelle scale del metrò e il ballo che era solo ego e sogni di gradini più alti del podio e poi ...
...e poi il ballo è un mistero in bilico tra la mancanza e la pienezza, perchè ballo per affermarmi ma anche per riempire un vuoto.
E' una forma di sopravvivenza agli sgarbi della vita, è la donna bella che non tradisce, una maniera di riconoscersi e rappresentarsi, di esorcizzare la nostalgia.
E se ve lo dico io che sono un nostalgico/entusiasta come dice il mio amico Miraglia, allora potete crederci.
lunedì 7 maggio 2012
E LA CHIAMANO ESTATE
L'estate è uno stato d'animo.
La luce che filtra dalle persiane diluisce le malinconie, c'è profumo di aria aperta, tornano a galla dal mare del silenzio i relitti di vecchie emozioni che ora provo a ricolorare coi pastelli dell'ottimismo.
D'estate è più facile.
C'è l'incontro con l'assoluto, la vita che rinasce, tutte cose che non so spiegare, come un ballo nuovo da imparare.
Ho comprato libri sul giardinaggio e mi sto facendo una cultura in merito ma continua la strage di piante sul mio terrazzo. Eppure oggi nelle mia uscite all'albeggiare ho scoperto un fiore nuovo che ieri non c'era.
Un fiore giallo nato tra le crepe del marciapiede, senza bisogno del terreno migliore, ne della mia mano premurosa che gli versa l'acqua.
Un fiore per specchiarsi nel bello che c'è dentro di noi, per ricordarsi delle nostre nascoste, infinite riserve di allegria, per ricordarsi che la vita si impone, nonostante tutto.
La verità si dice è nell'attimo: lo sbocciare inaspettato dell'anonimo fiore e l'emozione imprevista di un incontro che fa barcollare le tue certezze, che interrompe le nostre apnee emozionali, un secondo, un istante di cui percepisci l'intensità.
L'attimo vero è quando ti accorgi che a volte non serve parlare: davanti a due occhi che ti capiscono il silenzio lo puoi sentire cantare.
D'estate anche nei nostri balli c'è più contatto di pelle, di braccia scoperte, di t-shirt ripescate in fondo ai cassetti.
D'estate ti sembra anche di riprendere gli anni persi e se hai pagato troppo puoi chiedere il resto alla vita perchè ci saranno notti tiepide e copioni di film che forse hai già visto ma il bello è che il finale può essere diverso se provi a scriverlo tu.
.Cancellare il rimpianto, il rimpianto vero, che non è per quello che abbiamo perduto ma per tutto ciò che potremmo rischiare di non avere mai.
.
martedì 1 maggio 2012
STANDING OVATION
Allora ci sono delle persone che da diversi percorsi sono approdati ad
una passione comune , che si ritrovano negli stessi locali, piu' sere
alla settimana, per ballare. C'e una pista e della
musica che suona e il suono dolce dello spagnolo e tante altre cose
che sanno di America latina. E poi storie di amori, mani che si
stringono, batticuore che si intrecciano e occhi che
dicono cose che la bocca non dice. Che, detto cosi', da pero' un'idea
sbagliata ,di un film leggero che forse non andrei a vedere.
Cioè voglio dire che in mezzo a quella pista,
oltre i giri e gli abbracci ci stanno molte altre storie e in un certo
senso tutta una visione della vita che vale forse la pena scoprire.
Nel ballo le sensazioni piu' forti le prova chi e' a
credito con la vita, chi e' convalescente di emozioni: non sei capace di
provare quell'intensità se non hai un'emotività da scambiare. Se balli
solo per compiacerti e per specchiarti nel fondo del bicchiere ci lasci
il succo.
Generalmente nella vita di tutti i giorni non siamo molto impegnati
a cercare di capire gli altri, registrare gli stati d'animo altrui non
sembra mai la priorità del momento.
Mentre balliamo e' piu' facile: coi i nostri ritmi in battere e levare, tra umori e sudori che si confondono ci troviamo a volte in bilico sull'orlo di altre vite. Con il respiro che si fonde in un abbraccio e' piu' facile scoprirsi inaspettatamente simili, se capita te ne accorgi quando rientri in casa e ti sdrai sul letto e stai li immobile: nella privata e solitaria liturgia del pensare.
Il senso di leggerezza che ti prende quando la speranza non muore ,andare incontro al
nuovo con la bellezza che parte dagli occhi e l'incanto che metti in circolo. Ballare e' scegliere un modo di stare al mondo che ti ripaga con parole che non sai trovare quando inaspettata dal cuore si alza una standing ovation.
sembra mai la priorità del momento.
Mentre balliamo e' piu' facile: coi i nostri ritmi in battere e levare, tra umori e sudori che si confondono ci troviamo a volte in bilico sull'orlo di altre vite. Con il respiro che si fonde in un abbraccio e' piu' facile scoprirsi inaspettatamente simili, se capita te ne accorgi quando rientri in casa e ti sdrai sul letto e stai li immobile: nella privata e solitaria liturgia del pensare.
Il senso di leggerezza che ti prende quando la speranza non muore ,andare incontro al
nuovo con la bellezza che parte dagli occhi e l'incanto che metti in circolo. Ballare e' scegliere un modo di stare al mondo che ti ripaga con parole che non sai trovare quando inaspettata dal cuore si alza una standing ovation.
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